Sotto i riflettori alcuni edulcoranti ed esaltatori di dolcezza (S&SE), nello specifico neotamo, stevia rebaudioside e saccarosio. Sostanze introdotte in prodotti industriali dolciari, dai biscotti alle torte a pani dolci e/o alimenti di pasticceria di altra natura, per cercare di tenere sotto controllo i picchi glicemici a vantaggio soprattutto di alcune categorie di persone pazienti, come diabetici, soggetti con problemi ponderali.
Ma non solo: l’obiettivo di utilizzo di queste sostanze sarebbe anche di favorire una riduzione dell’appetito. Quanto questa ipotesi corrisponde al vero, cosa dicono al riguardo gli studi di letteratura?
Le riposte attuali sarebbero contrastanti e sul tema ha cercato di fare chiarezza un lavoro di collaborazione internazionale, condotto sotto l’egida del consorzio SWEET, pubblicato di recente su eBioMedicine.
L’obiettivo
Lo studio è stato sviluppato con l’intento di stabilire gli effetti sull’appetito e sulle risposte endocrine di 2 formulazioni S&SE, in particolare neotamo, stevia rebaudioside M (StRebM) rispetto a formulazioni di saccarosio in biscotti con ripieno di frutta sia in acuto, cioè a 1 giorno dalla somministrazione sia ripetuti, ovvero a distanza di due settimane con due assunzioni al giorno.
Sono stati pertanto arruolati ancora un limitato numero di pazienti – 53 adulti, di cui 33 femmine 20 maschi – con sovrappeso/obesità provenienti da coorti in Inghilterra e Francia che hanno seguito tre periodi di intervento bi-settimanali con intervalli di washout di due settimane.
L’outcome primario era il punteggio composito dell’appetito definito come desiderio di mangiare + fame + (100 − sazietà) + consumo potenziale. La ricerca è stata condotta con un finanziamento nell’ambito del programma Horizon 2020, incentrata appunto sugli impatti sulla salute dei dolcificanti ed esaltatori di dolcezza.
I risultati
Non identificherebbero alcuna superiorità nella capacità dei biscotti formulati con neotamo o StRebM rispetto a quelli dolcificati con saccarosio nel ridurre l’appetito né dopo una singola assunzione né dopo un consumo ripetuto per due settimane.
Ovvero si è osservata in ciascuna formulazione una simile sensazione di appetito (iAUC netta postprandiale di 3 ore), con insulina postprandiale (iAUC a 2 ore) inferiore dopo Neotame (IC al 95% (0,093, 0,166); p < 0,001; d = -0,71) e StRebM (IC al 95% (0,133, 0,205); p < 0,001; d = – 1,01) rispetto al saccarosio a fronte del glucosio diminuito dopo StRebM (IC al 95% (0,023, 0,171); p <0,05; d = -0,39) ma non dopo Neotame (IC al 95% (-0,007, 0,145); p = 0,074; d = −0,25) rispetto al saccarosio.
Infine non sono state riscontrate differenze tra le formulazioni S&SE o saccarosio su grelina, peptide 1 simile al glucagone o iAUC del polipeptide pancreatico.
In conclusione
Un dato positivo è emerso: sebbene le due formulazioni, diversamente dall’atteso non sarebbero in grado di apportare sensibili differenze nell’appetito o nelle risposte endocrine in nessuna modalità di assunzione, rispetto al più classico saccarosio, sembrano tuttavia impattare sulla riduzione della risposta postprandiale all’insulina e al glucosio negli adulti con sovrappeso o obesità.
Pertanto le prove a sostegno fin qui ottenute indicherebbero nell’uso di dolcificanti non calorici strumenti potenzialmente efficaci per migliorare il controllo metabolico in popolazioni specifiche, in particolare individui a rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.
Fonti
Gibbons C, Breaulieu K, Almiron-Roig E et al. Acute and two-week effects of neotame, stevia rebaudioside M and sucrose-sweetened biscuits on postprandial appetite and endocrine response in adults with overweight/obesity—a randomised crossover trial from the SWEET consortium. eBioMedicine, 2024, Vol. 102, 105005. Doi: https://doi.org/10.1016/j.ebiom.2024.105005