Hanno avuto luogo a Milano, presso la Sala Napoleonica dell’Università Statale, gli Stati Generali della Medicina dei Sistemi (18 Maggio).
Un evento extra-ordinario, organizzato grazie al supporto di Guna, per la numerosa partecipazione di addetti ai lavori e non, per la presenza di prestigiosi accademici, professori universitari che nel ruolo di relatori e moderatori, hanno contribuito a tracciare le linee guida del futuro della Medicina in termini di prevenzione e soluzioni terapeutiche in età pediatrica adulta, per l’innovazione dei contenuti e le nuove conoscenze/evidenze scientifiche nella Medicina dei Sistemi.
Una disciplina per quanto non del tutto nuova, ma ancora “inesplorata” che apre a interessanti approcci e valutazioni sulla complessità “sistema uomo”.
I contenuti
Giunto alla terza edizione, il Symposium Medicina dei Sistemi ha avuto al centro, come tema portante e fil rouge di tutte le relazioni condotte, i “Modelli di integrazione nella prassi clinica e nuove soluzioni terapeutiche. Prevenzione e terapie del futuro”.
Un approccio, quello della medicina dei sistemi, che (in)tende superare il concetto di silos che affronta e si confronta con la malattia come unica entità, dall’azione e impatto autonomo. La Medicina dei Sistemi approccia e approfondisce un concetto olistico di malattia: parla di intersoggettività, affronta l’uomo nella sua complessità come un sistema perfetto e complicato, inserito in un contesto ambientale, di relazione sociale e culturale, di equilibrio mente-corpo, di psico-emozione, sensibile e suscettibile all’“exposoma”. Ovvero un pool di fattori dinamici, dipendenti e interdipendenti, esogeni e endogeni, che possono condizionare e influenzare salute e stato di benessere.
In funzione di questo modello di “visione” dell’uomo e della sua dimensione cambiano anche i bisogni della medicina e i modelli di cura: un approccio sempre più vocato alla predittività e prevenzione, alla multidisciplinarità, all’integrazione tra le terapie, all’uso delle tecnologie, alla visione sistemica di salute e malattia. Una ulteriore concretizzazione di un passaggio, sempre più consolidato, da una personalizzazione alla precisione delle cure.
«La complessità dell’etio-patogenesi di ogni malattia – ha dichiarato Marco Del Prete, Presidente della PRM Academy (International Academy of Physiological Regulating Medicine) – richiede un approccio altrettanto complesso secondo una visione integrata in cui interventi farmacologici, non-farmacologici e la Medicina Complementare agiscano sinergicamente. Ed è proprio questo il messaggio emerso dal Symposium».
Il ruolo dell’exposoma e di altre “molecole”
Se ne parla da poco più di 20 anni: introdotto per la prima volta nel 2005 da Christopher Wild, epidemiologo molecolare, l’exposoma ha determinato una “rivoluzione” nella comprensione e nell’attenzione ai fattori che possono interessare la salute sulla quale, oltre ai geni, hanno un impatto importante da “rischi” e agenti di derivazione ambientali, capaci di alterare anche le risposte biologiche nel corso della vita.
In quest’ottica, dunque, al Symposium si è affrontato il tema degli interferenti endocrini: «L’exposoma, con l’azione sinergica soprattutto di questi ultimi – ha precisato Sergio Bernasconi, Professore Ordinario di Pediatria e già Direttore delle Cliniche Pediatriche delle Università di Modena e Reggio Emilia e di Parma – possono avere un ruolo decisivo sull’armonico sviluppo, con responsabilità ad esempio di ritardi e anomalie nella crescita; in età evolutiva, l’organismo è maggiormente sensibili agli inquinanti ambientali, con la possibilità che possa essere alterata anche la risposta alle terapie. Pertanto gli interferenti endocrini possono essere considerati un moderno fattore di rischio che i pediatri devono prendere in carico nella valutazione delle diverse patologie/problematiche, soprattutto in aree del Paese in cui l’inquinamento ambientale è più marcato».
Un ruolo importante nell’adulto è invece condotto dalle neurotrofine ed in particolare del BDNF (Brain Derived Neurotrophic Factor) sul circuito cuore-cervello e la loro capacità di mantenere “giovane” la rete di neuroni che controlla il battito cardiaco.
La Medicina dei Sistemi
In un contesto complesso, come quello attuale, un approccio terapeutico personalizzato e di grande precisione nella fase di diagnosi, consentito dalla Medicina dei Sistemi può rappresentare una chiave di (s)volta nella gestione al paziente e a diverse patologie delle modernità, tra queste anche il GERD, la malattia da reflusso gastroesofageo, ed il suo trattamento, prevedendo ad esempio la deprescrizione, ovvero la progressiva riduzione dell’assunzione del farmaco a fronte di altri interventi curativi di Medicina Complementare.
«Appare oggi necessario e non più procrastinabile – ha concluso Alessandro Pizzoccaro, fondatore e presidente di Guna – considerare il paziente come un sistema complesso, in cui tutti i diversi apparati e sistemi, organi e cellule comunicano tra loro e si scambiano informazioni. Un modello che può rappresentare il pilastro su cui basare le nuove terapie e l’approccio integrato al paziente».