Troppi o casi di asma, compresa asma grave non correttamente diagnosticati, scorretti approcci terapeutici e “abuso” di farmaci. Sono alcune delle conclusioni emerse da una survey di follow-up condotta su 700 pazienti afferenti a 40 centri specialistici aderenti all’iniziativa.
L’indagine fa seguito alla campagna di sensibilizzazione ASMA ZERO WEEK 2023, promossa da FederASMA e ALLERGIE (Federazione Italiana Pazienti ODV), in collaborazione con Respiriamo Insieme APS e patrocinata dalla Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica (SIAAIC) e dalla Società Italiana di Pneumologia SIP/IRS, in partnership con AstraZeneca. La campagna, che si è svolta tra maggio e giugno 2023, ha coinvolto circa 1300 pazienti, 57% donne.
Obiettivo
Sensibilizzare i pazienti asmatici in Italia all’importanza della prevenzione degli attacchi d’asma e informare sulle corrette e innovative strategie terapeutiche e di comportamento, frutto delle più recenti scoperte scientifiche e cliniche che possono migliorare l’andamento della malattia e la qualità della vita.
Fondamentali il monitoraggio costante e visite di controllo sullo stato della patologia. Tuttavia, riguardo queste “misure”, gli italiani non sembrano consapevoli: una recente survey, di follow up alla campagna stessa effettuata nel corso di controlli consigliati a 4 mesi dallo svolgimento delle consulenze specialistiche gratuite, fa emergere un sommerso dell’asma grave (circa il 6%) e troppi casi non correttamente diagnosticati.
Ciò a conferma dell’importanza di sensibilizzare e educare alla prevenzione, alla diagnosi precoce e all’aderenza terapeutica come da prescrizione specialistica.
I risultati delle consulenza
Circa il 33% dei pazienti che hanno aderito alla campagna è tornato a fare un controllo di approfondimento da uno specialista come da indicazione ricevuta durante le prime consulenze.
Queste sono state una importante occasione per diagnosticare nel 6% dei pazienti, nei mesi successivi all’iniziativa, una forma di asma grave già sospettata, o per rilevare la scarsa consapevolezza/informazione circa uso e abuso di ß2-agonisti a breve durata d’azione (SABA) e corticosteroidi orali (OCS) adottati al bisogno rispettivamente dal 65% e 41% dei pazienti, nonostante le linee guida più attuali li vedano come una prassi da superare.
«L’uso frequente di broncodilatatori SABA e l’impiego, anche intermittente, di OCS per la gestione delle riacutizzazioni – dichiara Paola Rogliani, ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Università di Roma Tor Vergata; direttore UOC Malattie Apparato Respiratorio, Fondazione Policlinico Tor Vergata, Roma – è indicativo del cattivo controllo della malattia».
C’è ancora molto da lavorare: «I dati dell’indagine – conclude Giorgio Walter Canonica, professore di Medicina Respiratoria, Humanitas University; responsabile Centro Medicina Personalizzata: Asma e Allergologia, Humanitas Research Hospital, Rozzano (MI); International Advocate GINA – dimostrano che molti pazienti continuano a dipendere e abusare, dei farmaci, nello specifico di SABA e OCS; è necessario un cambio di passo, sia da parte del medico che del paziente, per garantire all’asmatico una migliore qualità di vita nel prossimo futuro».