di Davide Iozzi

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha stabilito che il dolore cronico colpisce tutte le fasce di età, con maggior prevalenza nelle donne, affermandosi a pieno titolo tra i principali problemi mondiali della salute pubblica. E come sempre più spesso accade, il cibo può esserci d’aiuto: non mi stancherò mai di ripetere che “noi siamo quello che mangiamo” come affermava già nell’ottocento il filosofo Ludwig Feuerbach, asserendo che un popolo migliora e si evolve migliorando la propria alimentazione.

Molti alimenti influiscono negativamente sul nostro stato di salute generando problematiche infiammatorie, causa di dolori e problemi fisici cronici. 

Linee guida

Secondo le linee guida della Harvard Medical School, un’alimentazione in grado di ridurre il dolore cronico prevede:

  • Una scelta di alimenti a basso indice glicemico, per un miglior controllo dell’infiammazione. Tra questi bisogna evitare/limitare quelli con indice troppo elevato (superiore ad 80).
  • Il timing dei pasti: bisogna considerare che i benefici del controllo ormonale dopo ogni pasto durano al massimo 5 ore. Quindi, per un perfetto controllo ormonale sarebbero richiesti 3 pasti a basso indice glicemico e due spuntini a valore calorico ridotto.

La dieta antinfiammatoria così proposta dovrebbe essere costituita da circa un 30%di grassi (meglio di origine vegetale/monoinsaturi come noci e olio di olive extravergine), 30% di fonti proteiche povere di grassi e 40% di carboidrati a basso indice glicemico

Recenti ricerche indicano inoltre che un apporto sufficiente di leucina (un aminoacido a catena ramificata) permette di dare inizio alla sintesi proteica, migliorando la quantità di massa magra e contrastando il processo di perdita di massa muscolare (sarcopenia).

Un pasto che contenga almeno 20 – 30 gr di proteine, inoltre, è sufficiente per attivare la termogenesi, rendendo attiva la conversione di T4 in T3 e migliorando quindi l’efficienza tiroidea. 

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