Fu il media statunitense Time a diffondere su scala globale nel 2010 il messaggio all’epoca sovversivo: “Why Your DNA isn’t your destiny?” (Perchè il DNA non è il tuo destino?). Cosa invece lo è?

La comunità scientifica nel tempo ha fornito molte risposte e il biologo britannico Conrad Hal Waddington (1905-1975) coniò il termine “epigenetica” nel 1942. Definita come “la branca della biologia che studia le interazioni causali fra i geni e il loro prodotto cellulare e pone in essere il fenotipo”, oggi quando si parla di epigenetica, s’intende per lo più fare riferimento a tutti quei cambiamenti che influenzano il fenotipo senza alterare il genotipo. In definitiva, l’epigenetica esplora come fattori esterni, in particolare l’ambiente e lo stile di vita, possono influenzare l’attività dei nostri geni.

Di epigenetica si discute sempre di più anche in ambito sportivo con una serie di prospettive molto interessanti. I numerosi studi hanno dimostrato come lo sport e la pratica regolare di attività fisica siano rilevanti fattori epigenetici eliminando ogni dubbio in merito alla loro incidenza sul benessere a livello cellulare. 

Alcune di queste ricerche sono state riprese e commentate al Convegno nazionale “Epi-Wellness per lo sport e la longevità” che si è svolto a Rimini in occasione di Rimini Wellness con una serie di interventi, e presentazioni di casi, in cui il tema generale della qualità della vita di chi pratica sport si è costantemente intrecciato con quello più specifico dell’ottimizzazione delle prestazioni sportive, di nutrizione e supplementazione, e di monitoraggi attraverso test epigenetici.

Tra questi il test Sdrive basato su una tecnologia in grado di leggere le emissioni d’onda sinusiodali contenute nel bulbo capillare e tracciare un quadro completo del sistema corpo: vitamine, minerali principali, gruppi di acidi grassi essenziali, gruppi di antiossidanti, amminoacidi, sostanze chimiche, radiazioni, metalli tossici, batteri, funghi, muffe, spore, parassiti, virus, categorie di radiazioni elettromagnetiche, cibi e additivi alimentari da evitare.

Giorgio Terziani, visiting professor in Discipline del Benessere alla Saint George School di Brescia, è stato uno dei principali speaker ed è intervenuto con due relazioni di ampio respiro dal titolo “Epigenetica per lo sport e la performance. Energia, Recupero, Potenza e Resistenza nello sport” e “Resistenza, Recupero, Performance: il ruolo dell’ossigeno”.

«Tutto quello che facciamo è memorizzato e dal punto di vista epigenetico passa alle future generazioni – ha detto in premessa Terziani -. Quando parliamo di epigenetica ci riferiamo a tutti quei fattori che possono condizionare la vita di intere generazioni. L’epigenoma si forma nelle prime fasi della vita. Non che il DNA non conti, ma oggi sappiamo che le malattie genetiche dipendono dal 2 al 10% da fattori immutabili mentre quelle epigenetiche fino al 90-98% circa da fattori ambientali e stressogeni».

Un invito costante Giorgio Terziani l’ha posto sul tema della consapevolezza circa l’impatto ambientale. «Quanto incidono i fattori ambientali sulla performance sportiva? Di aria si parla poco, che cosa respiriamo ogni giorno e in quali ambienti ci alleniamo, che cosa significa essere costantemente esposti a sorgenti che emettono radiazioni elettromagnetiche? Ma soprattutto: quanto ossigeno e idrogeno arriva alle nostre cellule? Dieta, mente, ossigeno, ormoni: sono tutti marcatori epigenetici per tenere in equilibrio il nostro organismo e la nostra salute dipende proprio dall’insieme di tutti questi fattori» ha ricordato.

Terziani ha approfondendo il ruolo dei mitocondri e quali siano i loro “nemici“: ipossia, dieta industriale, eccesso di carboidrati e calorico in generale, sedentarietà ed eccesso di attività fisica, uso e abuso di sostanze voluttuarie, interferenti ormonali, iperdigitalizzazione e spersonalizzazione nelle relazioni umane, sentimenti quali odio, ira, astio e depressione.

Gli studi epigenetici possono aiutare a comprendere come gli allenamenti specifici influenzano l’espressione genica, permettendo agli atleti di personalizzare i loro regimi di allenamento per ottenere il massimo beneficio. Il tema è stato affrontato con un approccio multi specialistico con un focus sulla personalizzazione dei trattamenti e sull’ottimizzazione della performance con una serie di indicazioni.

Sono seguite relazioni di approfondimento tra cui quelle di Enrico Bevacqua su “Ruolo della medicina funzionale per la performance psicofisica”, Massimo Spattini “Dieta chetogenica e digiuno intermittente nello sport” e Marco Neri “Sarcopenia e sindrome della stanchezza cronica”.