L’iperuricemia (HU) rappresenta un importante problema sanitario per il carico assistenziale e le implicazioni associate, a livello globale, con particolare evidenzia in India.
Tale patologia è stata oggetto di uno studio condotto presso l’ambulatorio dell’Homoeopathic Medical College and Hospital di Calcutta, pubblicato su Homeopathy, che ha voluto indagare l’efficacia, proprio per alleggerire il sistema, di un trattamento con rimedi omeopatici in alternativa a terapie più tradizionali.
Le evidenze
Aumenta il carico di malattie e ostacola la qualità della vita, con importanti implicazioni per la salute.
L’HU, un disturbo del metabolismo delle purine determinato da un eccesso di produzione e/o da una mancata escrezione, favorisce infatti l’aumento dell’acido urico sierico (SUA). Questo, se a livelli troppo elevati, può formare cristalli nel sangue e produrre le manifestazioni della gotta, ma vi è evidenza anche di una stretta correlazione con lo sviluppo di malattie cardiovascolari e renali, diabete mellito e obesità. Quest’ultima implicazione si collocherebbe al 13° posto tra i 21 disturbi che contribuiscono all’onere globale della malattia.
Ad oggi il trattamento dell’HU ricorre a terapie ipo-uricemizzanti, come allopurinolo, probenecid e febuxostat, cui tuttavia si associano alcuni effetti tossici ed altre criticità/limitazioni.
Sono alcune conseguenze che hanno spinto un gruppo di ricercatori indiani, dove l’HU è particolarmente diffusa, a esplorare come potenziale alternativa gli effetti di farmaci omeopatici individualizzati (IHM), in uno studio in doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo, tuttavia ancora su piccoli numeri.
La ricerca ha riguardato infatti 60 pazienti che sono stato arruolati a ricevere IHM o placebo, del tutto simile al rimedio omeopatico nell’aspetto, per un periodo di 18 mesi (metà ottobre 2019-metà aprile 2021), unitamente a consigli per la correzione della dieta che, come noto, è cruciale nel controllo della sintomatologia, quindi limitandone l’evoluzione ed agendo sui fattori di rischio.
End-point primario dello studio per la valutazione dell’impatto della IHM era la misurazione del livello di acido urico sierico (SUA), mentre come end-point è stata definita la qualità della vita, misurata tramite il questionario sulla qualità della vita HU (HUQLQ) e il Measure Yourself Medical Outcome Profile versione 2 (MYMOP-2).
Tutti i dati sono stati rilevati al basale e ogni mese, fino a 3 mesi. Infine, le differenze fra i gruppi sono state calcolate tramite analisi della varianza a misure ripetute a due vie (divise a metà) dopo aggiustamento per le differenze di base.
I risultati
Riportano risposte favorevoli statisticamente significative con gli IHM rispetto ai placebo, sia nel ridurre i livelli di SUA che nel migliorare la qualità della vita nei pazienti affetti da HU, con dimensioni dell’effetto da medie a grandi dopo tre mesi di intervento.
In particolare le differenze osservate riporterebbero per quanto concerne i livelli SUA: F 1, 56 = 13,833, p < 0,001, per i punteggi HUQLQ: F 1, 56 = 32,982, p < 0,001 e infine per i punteggi del profilo MYMOP-2: F 1, 56 = 23,873, p < 0,001.
I benefici deriverebbero in particolare dai rimedi Calcarea carbonica e Pulsatilla nigricans, i più frequentemente prescritti, nello studio. Ulteriore valore aggiunto: l’assenza di effetti avversi gravi segnalati dei due gruppi.
In conclusione
I dati dello studio sembrano suggerire che i IHM hanno una superiorità significativamente superiore al placebo nel ridurre i livelli di SUA e nel migliorare la qualità della vita nei pazienti affetti da HU.
Tuttavia le evidenze sono da ritenersi solo preliminari in funzione dei piccoli numeri dello studio ed andranno confermate da ulteriori indagini.
Fonte
Ghosh P, Ganguly S, Mukherjee SK et al. Individualized homeopathic medicines in treatment of hyperuricemia: evaluation by double-blind, randomized, placebo-controlled trial. Homeopathy, 2023, 112(2):85-96. Doi: 10.1055/s-0042-1751272.