Complice il microbiota cutaneo. Alcuni recenti studi, fra cui una ricerca americana, della University of Pennsylvania, a Philadelphia, pubblicata su Science Translational Medicine, sembra suggerire che alcune specie batteriche che colonizzano sulla pelle abbiamo una importanza cruciale nel favorire lo sviluppo di Leishmaniosi, un’infezione parassitaria per la quale non esiste un vaccino approvato, caratterizzata da lesioni cutanee croniche e ulcere. Le evidenze emerse da studi di laboratorio su modelli animali sarebbero confermati anche da iniziali numeri sugli uomini.
Il ruolo dei batteri
L’ipotesi è che alcuni batteri della pelle possano non solo favorire ma anche influenzare il decorso della leishmaniosi, infezione che prende il nome dai parassiti Leishmania che la generano, che si diffondono attraverso la puntura di flebotomi infetti, tipici di regioni tropicali ed equatoriali come il Sud America, il Medio Oriente e l’Africa.
Tale tesi, emersa da studi su modelli animali, suggerirebbe che il microbiota cutaneo possa svolgere un ruolo nella leishmaniosi cutanea ma la dimostrazione che questi stessi batteri abbiano anche responsabilità nel decorso dell’infezione/patologia non è acclarata.
Da qui prende avvio lo studio americano su un piccolo campione di popolazione: 62 persone infette da Leishmania braziliensis, una specie di parassita presente principalmente in Sud America, sottoposti a una serie di tamponi cutanei.
Identikit dei batteri
Tali analisi hanno portato a due preziose informazioni: l’identificazione di specifici batteri presenti sulla pelle di pazienti con Leishmaniosi,tra cui Staphylococcus, Corynebacterium e Streptococcus.
Batteri che, se presenti ad alti livelli nelle lesioni cutanee, tendono a inibire o azzerare la risposta al trattamento, con fenomeno più evidente in caso di Staphylococcus aureus, tipicamente associato al fallimento del trattamento e a un ritardo nella guarigione.
Inoltre è stata osservata in persone con patologia una risposta infiammatoria accentuata, correlata alla maggiore espressione di geni all’infiammazione nelle lesioni cutanee.
Smorzare queste risposte al fine di ridrre l’infiammazione e accelerare la guarigione della pelle nei topi infettati dai parassiti Leishmania, eventualmente trasferibile all’uomo, è stata la sfida della ricerca.
L’osservazione
I ricercatori hanno puntato quindi l’attenzione ai geni coinvolti nell’infiammazione delle lesioni cutanee, compresi quelli che codificano per IL-1β, risultati più espressi in pazienti con Leishmaniosi.
In studi di laboratorio, la neutralizzazione di questo gene specifico avrebbe ridotto l’infiammazione e accelerato la guarigione della pelle nei topi con infezione da L. braziliensis, identificandolo quindi come potenziale bersaglioterapeutico per i trattamenti per la leishmaniosi cutanea.
Le evidenze sembrerebbero quindi suggerire che la capacità del microbioma di modificare la gravità delle infezioni e influenzare gli esiti della malattia, pertanto gli sforzi sono stati orientati a cercare marcatori che predittivi della gravità delle infezioni umane da Leishmania, poi studiati su sistemi modello per capirne i meccanismi dell’infezione.
Tali intuizioni che hanno dato risultati positivi nella sperimentazione, potranno essere sfruttate per lo sviluppo di nuove terapie target come antibiotici, probiotici o nuove strategie terapeutiche finalizzate a modulare il microbiota cutaneo nelle persone affette da leishmaniosi, quindi curare le tipiche lesioni cutanee.
Fonte
Amorim CF, Lovins VM, Singh TP et al. Multiomic profiling of cutaneous leishmaniasis infections reveals microbiota-driven mechanisms underlying disease severity. Science Translational Medicine, 2023, Vol. 15. No. 718. Doi: DOI: 10.1126/scitranslmed.adh1469