L’ictus, terza causa di mortalità e una delle principali per disabilità a livello globale, comporta spesso gravi implicazioni, tra cui la malnutrizione, ad elevato rischio e tra le rilevanze più importanti nel post-ictus. Possibile conseguenza di disfagia (difficoltà di deglutizione), perdita di appetito, depressione, incapacità di alimentarsi autonomamente, la malnutrizione può colpire fino al 60% dei pazienti, peggiorando il percorso del paziente dal ricovero ospedaliero alla riabilitazione.
Con indiscusso impatto oltre che sulla funzionalità motoria anche sul recupero cognitivo del paziente. È quanto emerge da uno studio, condotto dall’Università Federico II di Napoli, presso il Santa Maria del Pozzo Hospital di Somma Vesuviana (Napoli), pubblicato di Nutrients, e presentato al recente XLIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU).
I fattori di rischio
La malnutrizione nei pazienti con ictus può contribuire ad un aumento della mortalità e delle complicanze nel breve e lungo termine, recupero funzionale più lento e meno efficace, perdita di forza e massa muscolare (condizioni peraltro spesso preesistenti nell’anziano), aumento del rischio di infezioni e cognitivo.
Sono alcune delle principali conseguenze di malnutrizione che si ripercuotano anche sulla minore/ridotta capacità del paziente di partecipare attivamente alla riabilitazione, quindi favorendo il prolungamento del recupero e abbassando le possibilità di raggiungere un buono stato funzionale.
Quest’ultimo inteso come capacità della persona di svolgere le attività quotidiane in maniera indipendente.
Pertanto favorire il buon recupero dello stato funzionale dopo un evento ischemico rappresenta un obiettivo primario della riabilitazione, tuttavia fortemente influenzato dal livello/stato di malnutrizione.
Le evidenze
Da uno studio italiano recentemente condotto emerge in circa la metà dei pazienti post-ictus uno stato di malnutrizione/sottonutrizione all’inizio della riabilitazione successiva alla degenza ospedaliera, con una prevalenza più marcata nei pazienti con oltre 75 anni.
Fenomeno cui si associa anche una più bassa “qualità cognitiva”: la ricerca fa infatti osservare che i pazienti malnutriti totalizzano punteggi peggiori nei test di valutazione funzionale atti cioè a misurare la capacità della persona a svolgere attività quotidiana quali alimentarsi, vestirsi, gestire l’igiene personale autonomamente, come anche l’abilità motoria nello spostarsi dalla sedia al letto, camminare, scendere le scale.
Quotazioni inferiori, nei pazienti malnutriti, si sono registrate anche in relazione allo stato cognitivo.
Inoltre a livello ematico sono stati rilevati alcuni marcatori più elevati, specificatamente alcuni indicatori di infiammazione, come la proteina C-reattiva e il fibrinogeno. Dati e evidenze che sottolineano un legame tra malnutrizione e peggiori condizioni generali di salute, identificando quindi la malnutrizione come fattore cruciale nel processo riabilitativo sia motorio che cognitivo, dopo un evento ischemico.
Le indicazioni
La prevenzione di stati di malnutrizione, soprattutto nella popolazione anziana, potrebbe rappresentare un elemento strategico nel contribuire ad un miglior stato funzionale, dove il tempestivo riconoscimento e gestione della malnutrizione sono cruciali per il buon supporto nel recupero motorio e cognitivo.
Ciò a favore (o contro) la migliore qualità della vita dei pazienti in tutto il percorso di cura e di recupero.
Se evitata, la malnutrizione apporta anche sensibili i vantaggi anche per il sistema meno esposto al rischio di lungodegenze per lo sviluppo di complicanze, tra cui le infezioni.
Pertanto, l’attenzione alla nutrizione dovrebbe essere una priorità nella gestione dei pazienti post-ictus per migliorare i risultati terapeutici e favorire il ritorno a una vita indipendente, concludono gli autori dello studio.
Fonte
Di Vincenzo O, Luisi MLE, Alicante P et al. The assessment of the risk of malnutrition (undernutrition) in stroke patients. Nutrients, 2023, 15(3):683. Doi: 10.3390/nu15030683